domenica 2 febbraio 2014

Aneddoti e curiosità relative alla città di Roma (Segue)


Piazza Madonna dei Monti prende nome dalla chiesa di S. Maria dei Monti più popolarmente detta Madonna dei Monti. È questa la zona ove operarono le loro opere di carità S. Giuseppe Labre, il “santo dei pidocchi” perché non li uccideva, essendo anch’essi creature di Dio, e mantenendoseli addosso per penitenza. nel centro, troneggia la bella fontana di Giacomo Della Porta,  La via omonima – per la quale si dice non passassero mai gli Ebrei per evitare le Terme di Tito, conquistatore di Gerusalemme – conserva ancora qualche casa di abitazione risalente al XIII secolo, con resti di muratura medievale. Palazzo dei Neofiti. Fra la piazza e la via, sorge questo palazzo conventuale così chiamato perché ospitava coloro che si convertivano al Cristianesimo. Caratterizzato da un grande portale e da una non meno grande lapide di Urbano VIII, sormontato da una bella edicola sacra, il palazzo è anche chiamato dei Catecumini o Cattacumeni.

Via degli Zingari prese nome dalle carovane di zingari che affluivano a Roma e venivano nel Seicento concentrate in questa zona, che si chiamava allora del Pozzo. Questa precedente denominazione dovrebbe derivare dalla vicina località detta Pozzo di Proba oppure per un pozzo qui esistente, del quale conserva memoria il vicolo del Pozzuolo, dietro la Madonna dei Monti.

Piazza di San Giovanni in Laterano prende nome dalla basilica omonima che è la cattedrale di Roma; questa ha l’appellativo in Laterano perché costruita sulle terre di Plauzio Laterano, confiscategli per aver aderito alla congiura dei Pisoni, restituite poi al console Sesto Laterano ed infine da Costantino, donate a papa Milziade. Ma sull’origine del nome vi è anche una curiosa leggenda medievale: Nerone, nella sua follia, aveva gran desiderio di partorire ed ingiunse ai medici di favorire la gravidanza. Per evitare l’immancabile condanna a morte, costoro gli fecero ingerire un girino che, crescendo nello stomaco dell’imperatore, divenne rana e questa – per mezzo di una potente purga – fu “partorita” da Nerone. Contentissimo, l’imperatore fece girare la ranocchia per tutta Roma, posta su di un magnifico carro d’argento e oro, scortata dalla nutrice e da quindici principi romani. Ma, giunto il cocchio sulle rive del Tevere, la rana sentì il richiamo dell’acqua, con un balzo si tuffò nel fiume e comparve per sempre. Nerone, inferocito, fece uccidere la nutrice ed i figli dei principi romani di scorta, i quali però si ribellarono ed a loro volta uccisero il crudele imperatore. Per ricordare il fatto, i quindici principi costruirono il Laterano che prenderebbe dunque il nome dalla latitans rana, cioè dalla rana fuggitiva.

Via Panisperna l’origine di questo toponimo è molto oscura. Secondo un’interpretazione tradizionale si pensa che discenda dall’uso che avevano i frati della chiesa di S. Lorenzo di erogare ai poveri, in certe circostanze, panis et perna cioè pagnottelle di pane e prosciutto. Si parla anche di proprietà che vi avrebbero avuto due famiglie, che esistettero veramente, i Pane ed i Perna; ed è la fusione dei due cognomi che avrebbero dato luogo al toponimo. La via, lunghissima, attraversa con i saliscendi i tre colli del Quirinale, Viminale ed Esquilino, con un suo fascino fra edifici non monumentali ma nel complesso piacevoli e caratterizzanti.

Via dei Serpenti il nome è stato spiegato in vari sensi: quando era in mezzo alla campagna, vi si scorgevano vari serpenti; la famiglia Serpenti gli ha dato il nome; vi era un’immagine della Madonna che schiaccia i serpenti; vi era il palazzetto Cerasola sulla cui facciata era dipinto Laocoonte avvolto dai serpenti. Tutti potrebbero essere validi. La via originariamente era molto più lunga, girava costituendo un’isola intorno alla chiesa di S. Lorenzo in Panisperna ed era chiamata alla Serpe.

Via delle Quattro Fontane la via ripercorre il tracciato dell’antico Malum Punicum della IV Regione augustea e dalla piazza Barberini sale alla via Venti Settembre per ridiscendere poi fino alla via Nazionale. Sulla sommità, quattro fontane addossate ai quattro angoli dei palazzi finitimi, hanno dato il nome alla via. Al n. 159, abitò Gabriele D’Annunzio con la bellissima moglie, Maria Hardouin di Gallese, ed i figli Mario (il «Malnato»), Gabriellino e Veniero. Numerose le chiese demolite sulla via.

Via Merulana  questa è la via dei Merli, perché portava ai cosiddetti prata Meruli, un tenimento all’incirca dove oggi sorge l’ospedale di S. Giovanni. Il nome comprendeva, oltre alla via, una vasta zona tra il Laterano e S. Maria Maggiore ed il primitivo tracciato della via tagliava l’attuale raggiungendo il Cimbro, ovvero piazza Vittorio Emanuele II. L’attuale – chiamata Merulana Nuova -  fu aperta da Gregorio XIII e completata da Sisto V, per avere un più diretto collegamento fra le basiliche di S. Maria Maggiore e S. Giovanni in Laterano, ma nel secolo scorso assorbì anche la via della Coroncina.

Tutti i brani della sezione dedicata alle strade del rione Monti sono tratti da: Rendina C., Paradisi D. (2004), Le strade di Roma, Volumi I - II - III, Newton & Compton Editori, Roma.

 

 

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