mercoledì 29 ottobre 2014

Castel del Monte e il castello di Federico II di Svevia

Questo capolavoro dell'architettura medievale riflette la cultura di colui che lo fece costruire cioè Federico II di Svevia. 

Egli ebbe vari interessi culturali, dalla matematica all'astronomia, dalle scienze naturali alla filosofia. 
L’unico documento dell’ epoca riguardante il monumento è datato 29 gennaio 1240, con il quale il sovrano, da Gubbio, ordinava a Riccardo da Montefuscolo, Giustiziere di Capitanata, di acquistare calce, pietre e quant'altro fosse necessario "...pro castro quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus". 
Il castello sorge direttamente sul banco roccioso, questa collocazione in cima ad una collina alta 540 metri sul livello del mare e ben visibile a distanza, faceva di Castel del Monte un elemento essenziale nel sistema di comunicazione all'interno della rete castellare voluta da Federico II. 
particolare di una delle mensole della torre del falconiere
Benché in apparenza sembrasse isolato il castello sorgeva non lontano dalla strada che collegava Andria ed il Garagnone presso Gravina. 
Il castello è noto per la sua forma ottagonale, su ognuno degli otto spigoli si inseriscono otto torri della stessa forma nelle cortine murarie in pietra calcaree e segnate da una cornice si aprono otto monofre (finestre) nel piano inferiore. 

Inoltre nel piano superiore ci sono sette finestre
(bifore) e una sola (trifora) rivolta verso Andria.
I due piani sono collegati nelle torri da scale a chiocciola 
disposte in senso antiorario, in ogni piano ci sono otto
sale sono a forma trapezoidale, il lusso con sculture e decorazioni di vario genere doveva essere sorprendente per gli ospiti del re.
l'unica trifora delle otto finestre
sala del trono

I materiali adoperati furono tessere musive, piastrelle maiolicate, paste vitree e dipinti murali. Sicuramente Federico II doveva viverci spesso per la presenza di bagni e camini ad entrambi i piani del castello poiché la cura del corpo faceva parte dell’usanza araba del tempo. 
Per la sua posizione sopraelevata e per la particolarità della sua forma Castel del Monte affascina ancora oggi come rimasero affascinati i sudditi, gli alleati e nemici di Federico II.
Ma c’è un’altra particolarità perché la collina è inondata in tutte le ore del giorno dal sole
così la luce solare esalta le forme del Monumento  e ne valorizzano 
i colori anch'essi uniformi e mutevoli insieme.

Non è un caso perché nel Medio Evo il sole condizionava l'orientamento degli edifici sacri e Federico era anche un conoscitore e un appassionato di astronomia.
Il figlio Manfredi annunciò la sua morte con questa frase: "E' tramontato il sole della giustizia, è morto il difensore della pace". 
Il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO riunito a Merida (Messico) nel 1996, ha inserito nella World Heritage List il castello, fatto realizzare da Federico II di Svevia  intorno al 1240, con questa motivazione:
“Castel del Monte possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle forme, l’armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal Nord dell’Europa, dal mondo Mussulmano e dall’antichità classica. 
E’ un capolavoro unico dell’architettura medievale, che riflette l’umanesimo del suo fondatore: Federico II di Svevia.” Castel del Monte appare in questa moneta euro

Questo Patrimonio Mondiale dell’Umanità è visitabile e per le informazioni rivolgersi al personale del Castello o alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia.







martedì 28 ottobre 2014

Alla scoperta della Fortezza di San Leo

Il borgo di San Leo è dominato dalla 
Fortezza che si trova sul punto più alto della piastra rocciosa, durante il Medioevo la Fortezza venne contesa dai Bizantini, Goti, Longobardi e Franchi. 

Nel 1441 Federico da Montefeltro fece ridisegnare il Forte, dalla originaria struttura medievale, per le nuove esigenze di guerra.

La Fortezza nel 1631 passò sotto il dominio diretto dello Stato Pontificio e adattata a carcere,
le celle furono ricavate dagli originari alloggi militari; vi furono imprigionati numerosi patrioti risorgimentali tra cui Felice Orsini. 
Ma il prigioniero più noto fu  il Conte di Cagliostro,

 Giuseppe Balsamo da Palermo, condannato per eresia dalla Santa Inquisizione e morto a San Leo nel 1795.
La Fortezza continuò ad essere carcere anche dopo l'unità d'Italia, fino al 1906; riportata la Fortezza alla struttura rinascimentale nei giorni odierni conserva, nelle sue sale, una considerevole collezione
di armi antiche e moderne.
Nel torrione maggiore, accessibile dall'ampia Piazza d'Armi sono custoditi cannoni, 

alabarde, balestre e
armature.
La fortezza comprende due corpi distinti e di differenti epoche: nella parte più alta, l'antico mastio con i tre tipici torrioni quadrati; connesso a quest'ultimo, l'ala residenziale e le torri
circolari unite da un imponente muraglione con terminazione a beccatelli.
Il complesso fortificato si completa con una serie di 

piazzali, spazi aperti che uniscono i vari corpi posti a quote differenti. 

Dalla Piazza d'Armi, percorrendo una gradinata 

 e superando un portale gotico, si arriva al cortile che dà accesso al mastio medievale e alla residenza ducale. 
Il piano nobile, dall'architettura rinascimentale, è arredato con il mobilio di varie epoche. 
Il secondo piano
invece è adibito
ad ambiente
espositivo.
Per i giorni e gli orari di visita alla Fortezza di San Leo si consiglia di informarsi anche al Comune.
San Leo fa parte dei Borghi più belli d’Italia, da qui si gode di una magnifica vista sui monti circostanti, lungo la vallata del Marecchia, giù fino al mare. 

  

lunedì 27 ottobre 2014

Un weekend a Presicce

Questo bel borgo, dalla storia antica, è conosciuto anche come la Città degli ipogei per la presenza di numerosi frantoi sotterranei. 
La città sotterranea dei frantoi ipogei è l’aspetto più singolare e suggestivo nel campo dell’archeologia industriale e testimone di una millenaria civiltà del Salento. 
Nel comune di Presicce ci sono 23 ipogei, di cui otto
frantoio ipogeo vico Sant'Anna
nel centro storico, infatti sotto piazza del Popolo si apre un’altra città, quella dei frantoi ipogei o “trappeti”.
ingresso frantoio ipogeo piazza del popolo 

frantoio

Da ottobre a marzo i “trappetari”, le persone che usavano i frantoi, restavano chiusi dentro questi antri sotterranei per la frangitura delle olive, con il mulo che metteva in moto la macina e il torchio per la spremitura delle olive. 
Ma Presicce ha una bellissima architettura che si nota nei palazzi, nelle chiese e la sua storia contadina la si ritrova nel museo cittadino. 
Da visitare la Cattedrale Sant'Andrea Apostolo 

 ricostruita tra il 1778 e il 1781 mentre il campanile rinascimentale risale alla  metà del XVI secolo. 
Di fronte si trova la colonna 
votiva di Sant'Andrea che fu fatta mettere dai principi Bartilotti agli inizi del Settecento; la balaustra che la circonda è sormontata da quattro figure femminili raffiguranti le virtù cardinali. 
Altre chiese da visitare sono la chiesa 
del Carmine e la chiesa 
 Santa Maria degli angeli. 
Una sosta per assaggiare la gastronomia locale e poi continuare la passeggiata nel borgo antico per vedere le tante case a corte, che risalgono al Cinquecento, semplici abitazioni con un unico vano e una cantina che si raggruppano intorno ad uno spazio scoperto chiamata corte.
A Piazza del Popolo si trova il
Palazzo Ducale con i bellissimi
giardini pensili, una visita al museo civiltà contadina che si trova al primo piano.
Le sale conservano, tra gli altri pezzi, attrezzi da lavoro, un  
antico telaio, un aratro e gli 
attrezzi per il lavoro nei campi, i setacci per le olive  ma anche per la farina, una antica
carrozza e gli accessori
 per i cavalli.
Tra i vari Palazzi ci sono anche Palazzo Valentini, 
  la Casa
Turrita metà del XVI sec., la 
Cappella Arditi del 1767 e palazzo Colella Bisanti, con ampio giardino e la torre colombaia. 
Presicce fa parte dei Borghi più belli d’Italia e il turista che andrà a visitare il bel borgo il 29 e 30 novembre potrà assistere alla festa patronale di Sant’Andrea Apostolo protettore dei pescatori.
L'effigie del Santo, a mezzo busto con due triglie in mano, verrà portata in processione prima dell'inizio dei festeggiamenti. 
Nella serata del 29  si svolgerà la Sagra del pesce e del vino novello ci sarà anche musica popolare.
Il 30  ci sarà la Fiera Mercato e il concerto bandistico.

venerdì 24 ottobre 2014

Il Beato Paolo VI e gli artisti in mostra al Vaticano

In Piazza San Pietro Braccio di Carlo Magno è stata allestita la mostra “Paolo VI e gli artisti”fino al 15 novembre 2014 in occasione della beatificazione di papa Paolo VI.
La mostra 
vuol essere un omaggio a questo grande papa che ha avuto anche un rapporto particolare con gli artisti e con l’arte,  infatti all’interno dei Musei Vaticani c’è un’ampia sezione dedicata all’arte contemporanea voluta proprio da Papa Montini l’anno successivo alla sua elezione papale.

Papa Montini in una lettera scritta agli artisti, nel 1965, li definì i custodi della bellezza del mondo.
La mostra prevede un percorso cronologico fotografico dal 1936, la sua elezione, al 1978 giorno della sua morte.

Gli scatti provengono dall’Archivio dei Musei Vaticani, dall’Archivio dell’Osservatore Romano e dall’Archivio di Foto Felici, cioè i fotografi pontifici dall’Ottocento.
Tra le 45 opere che si potranno vedere ci sono anche quelle di 
Studio per Vergine e Bambino
Matisse, Dalì, Rouault, Marc Chagall.
Il sogno di Giacobbe
e Casarotti
Angelo nella notte.
Sono esposte anche opere come dipinti, ritratti, 
sculture, libri, interessante è il thang-ka
tessuta dai monaci buddisti, il regalo del Dalahi Lama nell’incontro con Paolo VI nel 1973.
Il thang-ka è un grande tessuto con valore spirituale e viene tessuto come atto di devozione e meditazione, una sorta di preghiera. 
Papa Montini, Paolo VI, ebbe speciale attenzione ai problemi del mondo del lavoro, dell’immigrazione e delle periferie.
Le sue encicliche trattarono il dialogo all’interno della Chiesa, con le diverse confessioni e religioni e con il mondo.
Visitare questa mostra farà conoscere il nuovo beato Paolo VI in un ottica diversa da cui di solito vengono presentati i papi.
Il catalogo 

è utile per ricordare la visita a questa unica e straordinaria mostra Paolo VI e gli artisti.
Apertura al pubblico fino al 15 novembre 2014 con i seguenti orari: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00, il mercoledì dalle ore 14.00 alle ore 18.00.
La domenica e i festivi la mostra è chiusa, l’ingresso alla mostra è gratuito.
Si consiglia sempre di informarsi per eventuali cambiamenti dei giorni ed orari.