Dedicato ai viaggi promessi, che ci vorremmo promettere o che ci siamo ripromessi di fare, alla scoperta dell'Italia.
lunedì 30 settembre 2013
domenica 29 settembre 2013
La Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma
L’Arcibasilica del SS. mo
Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista detta anche Basilica di
San Giovanni in Laterano, è chiamata “ Madre di tutte le Chiese di Roma e del
mondo”. E’ la più antica sede del papato, dove nel IV secolo d. C. l'imperatore
Costantino fece costruire la prima grande basilica cristiana;
La
grande porta centrale, con preziosi battenti in bronzo, introduce al solenne e
grande interno che è a croce latina a cinque navate divise da alti colonnati,
il sontuoso soffitto dorato disegnato da Pirro Ligorio e ornato da Daniele da
Volterra tra il 1562 e il 1567 e il bel pavimento di tipo cosmatesco ne fanno
da cornice.
Vistando l’interno si troveranno le statue dei dodici Apostoli in alcune nicchie ricavate nei
pilastri, una serie di cappelle tra cui la cappella Massimo, la cappella
Torlonia e mentre la più importante è la cappella Corsini, dove si trovano i
sepolcri di Clemente XII Corsini e del cardinale Neri Corsini senior.
L’altare
maggiore, o del S.S. Sacramento, ha un ciborio barocco con pietre preziose e al
di sopra vedremo il reliquiario della mensa su cui Gesù consumò l’Ultima Cena,
l’altare papale è sormontato da uno splendido baldacchino gotico e sopra la
volta che copre quest’area, chiusa da una fitta grata in oro, si trovano i
reliquiari delle teste dei S.S. Pietro e Paolo.
Molti artisti realizzarono le
opere nella Basilica come l’architetto Giovanni Di Stefano che sostituì le
colonne costantiniane con venti pilastri in laterizio e realizzò il grandioso
ciborio inaugurato nel 1370, il pittore Sebastiano Conca che realizzò alcuni ovali con Profeti e un
affresco raffigurante Geremia, il pittore Girolamo Siciolante che eseguì il dipinto "Crocifissione
di Cristo" nel 1573. Inoltre lo scultore Camillo Rusconi autore delle
statue di S. Matteo, S. Andrea, S. Giovanni, S. Giacomo Maggiore, che fanno
parte della serie delle 12 statue di Apostoli per i tabernacoli della navata
centrale, il pittore Paris Nogari, detto romano, che realizzò nel 1595
l’affresco “Apparizione del Volto Santo”.
Altri bellissimi affreschi sono: la
“Madonna con Bambino in trono tra angeli e il donatore”, la "Consacrazione
della basilica lateranense", la “Madonna Immacolata appare a San Giovanni
Evangelista nell’isola di Patmos”, ma anche altre bellezze si possono ammirare
nell’interno della Basilica di San Giovanni in Laterano per esempio alzando lo
sguardo si vedranno, tra gli spazi di una finestra e l’altra, i tondi dipinti e
raffiguranti i Profeti.
Merita anche una visita il Museo e il chiostro, dove si
conservano elementi architettonici, sculture e ornati dell’antica Basilica.
Benché fu ripetutamente danneggiata e restaurata, la Basilica fu continuamente
arricchita nel corso dei secoli giungendo ai giorni d’oggi come la possiamo
ammirare.
venerdì 27 settembre 2013
Cartolina da Roma
mercoledì 25 settembre 2013
sabato 21 settembre 2013
venerdì 20 settembre 2013
giovedì 19 settembre 2013
venerdì 13 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
La Basilica di San Saba all'Aventino
Potrebbero interessarti anche:
basiliche,
chiese di Roma,
italia,
itinerari religiosi
lunedì 9 settembre 2013
Cartoline da Roma
sabato 7 settembre 2013
Il Castello di Gambatesa
La cittadina di Gambatesa ha radici molto antiche,
si risale ai Sanniti, ai Romani fino ai “di Capua del ramo dei Conti
d’Altavilla quando il feudo, compreso il castello, passò a questa famiglia
napoletana. Il Casello sorge su un’altura che domina la valle
(tutte le foto presenti sono state messe per gentile concessione della Soprintendenza), in origine era solo una torre di difesa e di avvistamento costruita prima del XII sec. Fu Riccardo di Pietravalle, primo signore di Gambatesa, a fare il primo ampliamento, in seguito furono aggiunte le due torri angolari a base quadrangolare in modo da aderire alla pendenza dell’altura di tufo. Successivamente furono eseguiti importanti lavori, alla fine del XV sec., per rendere la struttura una dimora nobiliare e voluti dai Conti di Capua. Costoro erano una delle più antiche dinastie dell’Italia meridionale ed unite al regno spagnolo. Infatti Andrea di Capua, capitano d’arme, sposò Maria d’Ayerbe dei reali d’Aragona. Al visitatore il Castello si presenta così
nella sua bella
imponente facciata a quattro livelli e con l’ingresso del Settecento.
L’ingresso si raggiunge percorrendo una scalinata a tre rampe per poi visitare
l’interno. Nell’atrio si possono ammirare gli affreschi riguardanti gli amori
di Zeus. Il piano nobile è preceduto da un atrio diviso da arconi e pilastri e
una scala che conduce al secondo piano destinato ad uso privato, al terzo piano
si trova una bella loggetta che si affaccia sulla piazza e i locali della servitù
sono collegati alla terrazza superiore. Le Sale si suddividono in: la “Sala del
Camino”, dove Vincenzo di Capua fece ricordare le virtù del proprio casata;
(clipeo con figura di guerriero) questa figura dovrebbe rappresentare Giovanni di Capua;
la
“Sala dell’Incendio”; la “Sala delle Maschere”
i cui dipinti sono tra i più conservati. Nella stessa Sala si può ammirare il dipinto di Apollo e lo sparviero e lo stemma
dei di Capua -del Balzo. Continuando l’interessante percorso ecco la “Sala del Pergolato”, il “Salone delle virtù, la “Sala del Canneto” e lo “Studiolo”
Una visita più attenta va riservata al “Salone delle Virtù”, ambiente di rappresentanza, perché con queste superbe figure,come le altre che troverete,
(Fortezza e Carità)sapientemente eseguite,si è voluto mettere in evidenza le virtù di Vincenzo di
Capua. Inoltre nella Sala si può vedere anche la Veduta del Foro Romano, un
paesaggio fluviale e anche la rappresentazione di una raggiera cromatica
su decorazione a finto marmo. Al termine della visita, in questo interessante e bel Castello, il turista avrà avuto la sensazione di aver ripercorso le antiche vicende della dinastia dei “di Capua” attraverso gli affreschi che lo decorano in modo superbo. Questi affreschi possono essere divisi in tre categorie: vedute storiche e simboliche, vedute reali, paesaggi immaginari o difficilmente riconoscibili a una realtà esistente. Le notizie qui riportate sono tratte da libro “Il Castello di Capua e Gambatesa. Mito, storia e paesaggio” a cura di Daniele Ferrara, Soprintendenza per i beni storici, artistici e etnoantropologici del Molise”. Le foto sono state inserite, nel testo, grazie alla gentile concessione della Soprintendenza. Il turista che volesse visitare il Castello di Gambatesa farebbe bene ad informarsi presso la stessa Soprintendenza per i giorni e gli orari di visita.
(tutte le foto presenti sono state messe per gentile concessione della Soprintendenza), in origine era solo una torre di difesa e di avvistamento costruita prima del XII sec. Fu Riccardo di Pietravalle, primo signore di Gambatesa, a fare il primo ampliamento, in seguito furono aggiunte le due torri angolari a base quadrangolare in modo da aderire alla pendenza dell’altura di tufo. Successivamente furono eseguiti importanti lavori, alla fine del XV sec., per rendere la struttura una dimora nobiliare e voluti dai Conti di Capua. Costoro erano una delle più antiche dinastie dell’Italia meridionale ed unite al regno spagnolo. Infatti Andrea di Capua, capitano d’arme, sposò Maria d’Ayerbe dei reali d’Aragona. Al visitatore il Castello si presenta così

(clipeo con figura di guerriero) questa figura dovrebbe rappresentare Giovanni di Capua;i cui dipinti sono tra i più conservati. Nella stessa Sala si può ammirare il dipinto di Apollo e lo sparviero e lo stemma
dei di Capua -del Balzo. Continuando l’interessante percorso ecco la “Sala del Pergolato”, il “Salone delle virtù, la “Sala del Canneto” e lo “Studiolo”
Una visita più attenta va riservata al “Salone delle Virtù”, ambiente di rappresentanza, perché con queste superbe figure,come le altre che troverete,
(Fortezza e Carità)sapientemente eseguite,si è voluto mettere in evidenza le virtù di Vincenzo di
Capua. Inoltre nella Sala si può vedere anche la Veduta del Foro Romano, un
paesaggio fluviale e anche la rappresentazione di una raggiera cromatica su decorazione a finto marmo. Al termine della visita, in questo interessante e bel Castello, il turista avrà avuto la sensazione di aver ripercorso le antiche vicende della dinastia dei “di Capua” attraverso gli affreschi che lo decorano in modo superbo. Questi affreschi possono essere divisi in tre categorie: vedute storiche e simboliche, vedute reali, paesaggi immaginari o difficilmente riconoscibili a una realtà esistente. Le notizie qui riportate sono tratte da libro “Il Castello di Capua e Gambatesa. Mito, storia e paesaggio” a cura di Daniele Ferrara, Soprintendenza per i beni storici, artistici e etnoantropologici del Molise”. Le foto sono state inserite, nel testo, grazie alla gentile concessione della Soprintendenza. Il turista che volesse visitare il Castello di Gambatesa farebbe bene ad informarsi presso la stessa Soprintendenza per i giorni e gli orari di visita.
venerdì 6 settembre 2013
giovedì 5 settembre 2013
Un soggiorno nell’Umbria mistica
Il visitatore che intraprende
questo viaggio trova, nell’Umbria, una bellezza mistica che si rispecchia nella
cornice dell’ambiente naturale arricchendo così la sua cultura e la sua anima.
Gli itinerari possono essere: itinerario francescano, benedettino, romualdino,
dell’amore misericordioso e della santità femminile.
In tutta la regione si trovano le tracce di San Francesco dall’Averna a Gubbio, nella Valle Reatina, a Todi e nello Speco di Narni. San Francesco chiamava “madonna “ la povertà e “sorella” la morte, compose il Cantico delle Creature e i Fioretti. A Norcia troviamo notizie sul monachesimo di San Benedetto, patrono d’Europa, che a Montecassino fondò il primo monastero, esempio e modello di tutti i futuri monasteri benedettini; a Spoleto c’è la chiesa di Sant’Eufemia, anche a San Cassiano di Narni si respira l’aria benedettina. L’Appennino umbro, tra Marche e Toscana, conserva tracce di San Romualdo, mistico e riformatore della tradizione benedettina. La piccola Abbazia di Camporeggiano, da lui fondata, ne testimonia la sua presenza, da vistare pure l’Abbazia di Camporeggiano e l’Abbazia di Montecorona. Attraverso le chiese, spesso dedicate alla Trasfigurazione, si potrebbe rievocare una cristianità non ancora divisa tra oriente ed occidente. Nei pressi di Todi, a Collevalenza, sorge un santuario, dove di recente si è sviluppata una forma di spiritualità, dedicata all’adorazione eucaristica, dell’Amore Misericordioso promossa dalla spagnola Madre Speranza. Ad Orvieto visitare il Duomo con il reliquario S. Corporale impresso dalle gocce di sangue scaturite dall’Ostia consacrata, miracolo avvenuto a Bolsena; a Todi il Tempio della Consolazione e ricercare le opere del famoso francescano Jacopone da Todi, a Terni ritroviamo San Valentino, vescovo, martire e patrono della città, venerato come patrono dell’amore umano e divino. La presenza, di donne sante e beate in Umbria, è tanta e la devozione che le circonda suscita meraviglia per come esse hanno condivisola Passione con le stimmate
impresse nel corpo, alcune di esse furono portatrici di pace. I loro nomi sono:
Santa Scolastica, Santa Rita, Santa Chiara d’Assisi, la Beata Colomba da Rieti, la Beata Lucia da Narni, Santa
Chiara da Montefalco, Santa Veronica Giuliani e Santa Margherita della Metola
di Città di Castello, la Beata Angela
da Foligno. La santa più conosciuta e venerata è Santa Rita, la santa dei casi impossibili,
viene invocata per la pace in famiglia, per i casi impossibili della vita, per
i figli. La chiesa, nella festività della Santa, dona ai fedele una rosa in
ricordo di un suo miracolo. Infatti, molto malata, chiese ad una cugina di
raccogliere una rosa dalla casa paterna benché fosse un inverno gelido, questa
andò trovando una rosa fiorita e la portò alla santa. I parchi regionali, il
Parco Fluviale e i panorami spettacolari sono un corollario alla fede e
all’arte rendendo così il viaggio
religioso, in Umbria, unico nel suo genere.
In tutta la regione si trovano le tracce di San Francesco dall’Averna a Gubbio, nella Valle Reatina, a Todi e nello Speco di Narni. San Francesco chiamava “madonna “ la povertà e “sorella” la morte, compose il Cantico delle Creature e i Fioretti. A Norcia troviamo notizie sul monachesimo di San Benedetto, patrono d’Europa, che a Montecassino fondò il primo monastero, esempio e modello di tutti i futuri monasteri benedettini; a Spoleto c’è la chiesa di Sant’Eufemia, anche a San Cassiano di Narni si respira l’aria benedettina. L’Appennino umbro, tra Marche e Toscana, conserva tracce di San Romualdo, mistico e riformatore della tradizione benedettina. La piccola Abbazia di Camporeggiano, da lui fondata, ne testimonia la sua presenza, da vistare pure l’Abbazia di Camporeggiano e l’Abbazia di Montecorona. Attraverso le chiese, spesso dedicate alla Trasfigurazione, si potrebbe rievocare una cristianità non ancora divisa tra oriente ed occidente. Nei pressi di Todi, a Collevalenza, sorge un santuario, dove di recente si è sviluppata una forma di spiritualità, dedicata all’adorazione eucaristica, dell’Amore Misericordioso promossa dalla spagnola Madre Speranza. Ad Orvieto visitare il Duomo con il reliquario S. Corporale impresso dalle gocce di sangue scaturite dall’Ostia consacrata, miracolo avvenuto a Bolsena; a Todi il Tempio della Consolazione e ricercare le opere del famoso francescano Jacopone da Todi, a Terni ritroviamo San Valentino, vescovo, martire e patrono della città, venerato come patrono dell’amore umano e divino. La presenza, di donne sante e beate in Umbria, è tanta e la devozione che le circonda suscita meraviglia per come esse hanno condiviso
mercoledì 4 settembre 2013
martedì 3 settembre 2013
lunedì 2 settembre 2013
Un weekend a Santarcangelo di Romagna (Rimini)
Il turista in visita o in vacanza a Rimini potrebbe
visitare questo bel posto che è Santarcangelo di Romagna che offre al
visitatore curiosità e testimonianze storiche interessanti. Santarcangelo di
Romagna è un piccolo paesino di circa 20.000 abitanti che si trova sulla Via
Emilia. La parte vecchia della città è un bellissimo borgo fatto di stradine e
scalinate affiancate da case colorate, fiori, vecchi portoni,
piazzette, vicoli; il borgo sorge sul colle chiamato Colle Giove con la bella Rocca Malatestiana costruita da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1447. L’ingresso del paese avveniva tramite Porta del Campanone Vecchio e Porta Cervese unico accesso ancora intatto della cinta muraria malatestiana. Passeggiando per le stradine si arriva a Piazza Ganganelli dove troveremo l’Arco Ganganelli che fu eretto in onore del cardinale Lorenzo Ganganelli, natio del posto, poi eletto papa col nome di Clemente XIV, le insegne pontificie, lo stemma papale e la tiara, che si trovano sull’arco ne sono testimonianza. Da vistare la Chiesa Collegiata (1744–1756) dedicata alla Beata Vergine del Rosario edificata su progetto dell'architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, nel 1937 la torre campanaria di sinistra venne completata con una cupola. Nel suo interno possiamo ammirare “San Giuseppe, S. Eligio e Gesù Bambino” (1635), raffiguranti i santi protettori dei due mestieri, quest’opera è di Guido Cagnacci natio della cittadina, sopra la porta d’ingresso principale della chiesa vi è collocato dello splendido organo che fu ordinato al veneziano Gaetano Callido nel 1779, ancora oggi si può ascoltare la musica celestiale che emette. Una sosta in qualche locale per gustare la cucina locale come i salumi con la piadina,il formaggio di fossa, le tagliatelle, i cappelletti, i strozzapreti accompagnato il tutto con l’ottimo vino, da segnalare la Sangiovesa, I Lazaroun dove oltre a mangiare è possibile visitare alcune grotte, poi ancora l'Osteria del Campanone che si trova vicino alla torre campanaria caratteristica di Santarcangelo. Durante la passeggiata verso la cima del paesino si possono acquistare prodotti tipici romagnoli come i vini, i biscotti, la marmellata il tutto alla Grotta dei piaceri.
foto di Claudia Protti per gentile concessione
Il signor Giorgio vi accompagnerà alla scoperta di tante curiosità a partire dall'antichità fino ai
giorni nostri mostrandovi dei piccoli, grandi, economici o preziosissimi bottoni che sono stati cuciti a camicie, cappotti, gonne di personaggi famosi o contadini,come gli 816 bottoni realizzati in pietre dure che abbellivano la veste del Re Sole oppure vittime di importanti eventi storici ma anche storie legate a Re Artù, Mozart, alla regina Elisabetta, a Maria Antonietta... una visita al tempo stesso particolare, istruttiva e molto divertente. Ci sono altri luoghi interessanti da visitare in questo piccolo ma bellissimo borgo ma non si può andar via da Santarcangelo senza aver visitato le grotte. Le grotte sono e forse rimarranno per sempre un mistero di questo paesino, le grotte si trovano sotto al colle e sono posizionate su tre livelli diversi. Alcune di queste grotte sono molto antiche e alcuni studi riferiscono che potrebbero essere state utilizzate come antichi luoghi di preghiera ma nessuno ne ha la certezza. Le grotte sono scavate nell'arenaria e sono circa 150. Una volta erano tutte collegate tra di loro mentre alcuni pozzi che salivano verso la superficie permettendo il ricircolo dell'aria. E' possibile che siano state utilizzate anche per la conservazione del vino, Santarcangelo è patria del Sangiovese, vino romagnolo il cui nome per esteso sia "sangue di Giove" dal colle su cui è stata edificata Santarcangelo di Romagna, perché nelle grotte la temperatura è costante, circa 13 gradi e quindi adatta alla conservazione. Durante la guerra le grotte sono state utilizzate come rifugi mentre oggi molte, per motivi di sicurezza, sono state chiuse. E' possibile visitare alcune grotte private oltre alla grotta monumentale in cui sarete accompagnati da una guida che vi racconterà molti aneddoti e curiosità. Durante il periodo natalizio nelle grotte viene
Le Grotte foto di Claudia Protti per gentile concessione
![]() |
| foto di Claudia Protti per gentile concessione |
piazzette, vicoli; il borgo sorge sul colle chiamato Colle Giove con la bella Rocca Malatestiana costruita da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1447. L’ingresso del paese avveniva tramite Porta del Campanone Vecchio e Porta Cervese unico accesso ancora intatto della cinta muraria malatestiana. Passeggiando per le stradine si arriva a Piazza Ganganelli dove troveremo l’Arco Ganganelli che fu eretto in onore del cardinale Lorenzo Ganganelli, natio del posto, poi eletto papa col nome di Clemente XIV, le insegne pontificie, lo stemma papale e la tiara, che si trovano sull’arco ne sono testimonianza. Da vistare la Chiesa Collegiata (1744–1756) dedicata alla Beata Vergine del Rosario edificata su progetto dell'architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, nel 1937 la torre campanaria di sinistra venne completata con una cupola. Nel suo interno possiamo ammirare “San Giuseppe, S. Eligio e Gesù Bambino” (1635), raffiguranti i santi protettori dei due mestieri, quest’opera è di Guido Cagnacci natio della cittadina, sopra la porta d’ingresso principale della chiesa vi è collocato dello splendido organo che fu ordinato al veneziano Gaetano Callido nel 1779, ancora oggi si può ascoltare la musica celestiale che emette. Una sosta in qualche locale per gustare la cucina locale come i salumi con la piadina,il formaggio di fossa, le tagliatelle, i cappelletti, i strozzapreti accompagnato il tutto con l’ottimo vino, da segnalare la Sangiovesa, I Lazaroun dove oltre a mangiare è possibile visitare alcune grotte, poi ancora l'Osteria del Campanone che si trova vicino alla torre campanaria caratteristica di Santarcangelo. Durante la passeggiata verso la cima del paesino si possono acquistare prodotti tipici romagnoli come i vini, i biscotti, la marmellata il tutto alla Grotta dei piaceri.
foto di Claudia Protti per gentile concessione
foto di Claudia Protti per gentile concessione
Riprendendo la camminata si può visitare la Rocca,
il Convento
dei Padri Cappuccini(1654–1661), il Mulino del Ponte, il Mulino
della Croce, il Mulino della Ruota, Palazzo Docci (1639)
già Palazzo Giangi, il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna e il Museo Storico Archeologico. Altro
luogo interessante da visitare è l'antica stamperia Marchi risalente al 1600
dove ancora oggi vengono prodotte le caratteristiche stampe romagnole, le tele vengono decorate a mano grazie a stampi in legno intagliati a mano. Le stampe
più comuni ritraggono grappoli d'uva, galli, brocche di vino e altri soggetti
legati alla tradizione romagnola, il colore più usato per queste stampe è il
ruggine insieme al blu intenso. Nella stamperia Marchi è possibile anche visitare
l'antico mangano, una pressa per tessuti, ancora oggi funzionante. E
ancora, se avete bambini, andate al parco Campo della Fiera con panchine, scivoli e altri giochi per i più
piccoli. In zona parco è presente anche il bar e due fontane ideate da Tonino
Guerra. Da vistare l’insolito ma bellissimo Museo del
Bottone dove farete un viaggio nella
storia attraverso quest'oggetto di uso comune.
Museo del bottone foto di Claudia Protti per gentile concessioneIl signor Giorgio vi accompagnerà alla scoperta di tante curiosità a partire dall'antichità fino ai
giorni nostri mostrandovi dei piccoli, grandi, economici o preziosissimi bottoni che sono stati cuciti a camicie, cappotti, gonne di personaggi famosi o contadini,come gli 816 bottoni realizzati in pietre dure che abbellivano la veste del Re Sole oppure vittime di importanti eventi storici ma anche storie legate a Re Artù, Mozart, alla regina Elisabetta, a Maria Antonietta... una visita al tempo stesso particolare, istruttiva e molto divertente. Ci sono altri luoghi interessanti da visitare in questo piccolo ma bellissimo borgo ma non si può andar via da Santarcangelo senza aver visitato le grotte. Le grotte sono e forse rimarranno per sempre un mistero di questo paesino, le grotte si trovano sotto al colle e sono posizionate su tre livelli diversi. Alcune di queste grotte sono molto antiche e alcuni studi riferiscono che potrebbero essere state utilizzate come antichi luoghi di preghiera ma nessuno ne ha la certezza. Le grotte sono scavate nell'arenaria e sono circa 150. Una volta erano tutte collegate tra di loro mentre alcuni pozzi che salivano verso la superficie permettendo il ricircolo dell'aria. E' possibile che siano state utilizzate anche per la conservazione del vino, Santarcangelo è patria del Sangiovese, vino romagnolo il cui nome per esteso sia "sangue di Giove" dal colle su cui è stata edificata Santarcangelo di Romagna, perché nelle grotte la temperatura è costante, circa 13 gradi e quindi adatta alla conservazione. Durante la guerra le grotte sono state utilizzate come rifugi mentre oggi molte, per motivi di sicurezza, sono state chiuse. E' possibile visitare alcune grotte private oltre alla grotta monumentale in cui sarete accompagnati da una guida che vi racconterà molti aneddoti e curiosità. Durante il periodo natalizio nelle grotte viene
Le Grotte foto di Claudia Protti per gentile concessione
allestito un bellissimo presepe
meccanico con statue e scenari posizionati nelle nicchie scavate nell'arenaria.
Gli eventi che si svolgono a Santarcangelo sono tanti e le fiere principali sono: Balconi Fioriti che si
svolge in primavera e offre ai visitatori la possibilità di vedere
Santarcangelo vestita di fiori e pianti di ogni tipo,in estate è possibile partecipare al Festival dei Teatri, in settembre invece la Fiera di San Michele dedicata agli uccelli e altri animali. Inoltre in autunno invece troviamo bancarelle e stand di ogni tipo e si può assaggiare la con piadina con salsiccia e cipolla ed altre leccornie, poi c'è la Fiera di San Martino,
per i romagnoli la fiera dei becchi, ovvero cornuti. Sotto l'arco
di piazza Ganganelli sono appese delle corna di bue, i coraggiosi, secondo la tradizione, passano sotto
l'arco e osservano le corna: se ondeggiano ahi ahi ahi! Nel periodo natalizio Santarcangelo si
veste con decorazioni meravigliose ricavate da materiali di riciclo e ripropone il presepe meccanico nelle grotte. Questo ed altro offre
al turista il piccolo ma bellissimo borgo che è Santarcangelo di Romagna. Ringrazio Claudia Protti sia per le belle foto concesse che per alcune importanti notizie, che di solito sono conosciute da chi ha visitato già la cittadina, per realizzare la descrizione di questo bellissimo luogo.
Potrebbero interessarti anche:
italia,
itinerari,
Rimini,
Santarcangelo di Romagna,
week end
Iscriviti a:
Commenti (Atom)



.jpg)
.jpg)


.jpg)


.jpg)



3.jpg)































